Quickribbon Occhio su Roccella
_@_OcchiO su Roccella _@_ Scelti per Voi: Camilla che odiava la politica - Autore: Luigi Garlando - Casa editrice: Rizzoli. - (Camilla ha dodici anni e vive in un paese di provincia insieme al fratellino e alla mamma. Il papa, in passato braccio destro del Primo Ministro, non c'è più: si è suicidato in carcere sei anni prima, dopo essere stato accusato ingiustamente di corruzione. Da allora Camilla odia la politica e tutto ciò che ha a che fare con essa. Ma un giorno in paese arriva un barbone, che prima la aiuta a ribellarsi a un gruppo di bulli della sua scuola, e poi, piano piano, le insegna che cosa sia la politica, quella vera, quella a cui il suo papa aveva dedicato tutto se stesso. E grazie a quelle lunghe chiacchierate Camilla impara a far pace con la politica e con il mondo, quello dentro di sé e quello in cui vive.)

AdnKronos News

martedì, ottobre 18, 2005

A Radio1 il Sindaco di Roccella.



18/10/2005 - LA 'NDRANGHETA AL SEGGIO

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Dopo l'omicidio Fortugno, il medico esponente della Margherita ucciso a Locri mentre votava per le primarie, torniamo a parlare di criminalita' in Calabria. Oggi il Presidente Ciampi sara' a Reggio Calabria per rendere omaggio alla salma. Maria Teresa Lamberti intervista Roberto Centaro presidente della Commissione Nazionale Antimafia e Filippo Callipo presidente di Confindustria Calabria e Sisinio Zito, sindaco di Roccella Jonica e presidente della associazione dei 42 sindaci della Locride.

NON CE LA FANNO PIU'!

I Sindaci della Locride non ce la fanno più, sono stanchi, ORA TOCCA A NOI!


da La Repubblica del 18/10/2005
Primi cittadini in assemblea nell'aula del Consiglio regionale. "Lo Stato mandi pure i commissari"
Locride, l'ultimatum dei sindaci: "Leggi speciali o ce ne andiamo"

REGGIO CALABRIA - Bisogna vederli da vicino i sindaci della Locride, bisogna guardare le loro facce e cercare nei loro occhi per scoprire fino in fondo la paura della Calabria. Ci sfilano davanti in silenzio, uno dopo l'altro con addosso la fascia tricolore. Sono quarantadue. Se ne vogliono andare in massa.
Abbandonare, fare posto ai commissari straordinari del governo.Sono maschere di cera le loro facce. Abiti scuri, cravatte nere, barbe malfatte da mani tremanti, sono i sopravvissuti dell'ultima notte senza sonno, i sindaci dei paesi della Calabria più mafiosa, quella dei delitti che non si scoprono mai, delle impunità garantite, dei sicari sempre ignoti. Eccoli qui che entrano nel parlamento di Reggio per ricordare "l'amico Francesco", la riunione straordinaria del consiglio regionale, seduta solenne, gonfaloni, bandiere, alte uniformi, i fiori del lutto, il governatore Loiero e la sua giunta schierati nei banchi lassù e loro giù sulle poltrone vellutate a raccontarsi le loro rabbie e le loro angosce.Ci sono tutti. C'è Carmine Barbaro sindaco di Locri, c'è Vincenzo Foca sindaco di Ferrezzano, c'è Francesco Lucianò di Palizzi, c'è Vincenzo Ielo di Staiti, c'è Sisinio Zito sindaco di Roccella Jonica e presidente del comitato dei quarantadue primi cittadini della Locride. Ognuno di loro ha visto saltare in aria la propria auto o quella di un assessore, di un consigliere, di un impiegato comunale. Ognuno di loro ha un amico o un conoscente ammazzato, un vicino di casa, un parente. E' la Locride. E' la legge dei boss.La voce di Francesco Lucianò, primo cittadino di Palizzi si alza all'improvviso tra le altre: "Noi ce ne andiamo, che lo Stato mandi pure i suoi commissari straordinari a sostituire noi tutti e metta anche un maresciallo dei carabinieri in ogni consiglio comunale". Si alza anche la voce di Piero Leone, consigliere della maggioranza di centro sinistra del comune di Locri: "Dobbiamo lasciare tutti il consiglio, ecco cos'è l'unica cosa giusta da fare a questo punto". E quella del consigliere di minoranza Dario Maranto: "Ci dimettiamo tutti, tutti insieme consegnamo le chiavi della nostra città a Roma". Si incontreranno tra qualche giorno i sindaci dei quarantadue comuni. E decideranno se stare ancora ad amministrare con la pistola puntata alla tempia o tentare il gesto estremo, clamoroso. La sfida: mollare tutto.Restare lì è come firmare la propria condanna a morte. Fare gli amministratori onesti è come farsi spegnere lentamente, giorno dopo giorno. Non ce la fanno più a resistere in quei territori che i capi delle cosche oggi considerano proprietà loro, regnano in quei confini come se fossero piccoli "Stati canaglia", repubbliche indipendenti. E trafficano, comprano silenzi. E minacciano, minacciano sempre. "Ci sentiamo soli", sussurra il sindaco di Locri Carmine Barbaro. E poi dice: "La cura fatta fino ad ora dallo Stato non è andata bene, ce ne vuole un'altra". Anche a lui gli hanno fatto saltare in aria l'auto. Era posteggiata davanti al comune, nella strada principale del paese. Volevano bruciarla proprio lì la macchina del sindaco.Come l'auto del consigliere Antonio Alvaro, quando anni fa era assessore ai Lavori pubblici. O come l'auto dell'altro consigliere Eliseo Sorbara. E' l'incubo quotidiano per una delibera che non "dovevano" firmare o per una licenza che "dovevano" rilasciare. Sotto ricatto. Sempre.Il consiglio comunale di Locri è schierato al gran completo. Nove uomini e una donna nella prima fila, dieci uomini nella seconda. La donna si chiama Maria Antonietta Lombardi ed è l'assessore all'urbanistica della giunta di Locri. Ricorda: "Le telecamere avevamo chiesto e le telecamere chiederemo ancora. Magari non sarà molto garantista ma qualcuno deve pur vedere cosa accade nelle nostre strade e nelle nostre campagne". Alle sue spalle c'è l'assessore al Bilancio Alberto Brugnano. Chiede leggi speciali. E solo per la Locride: "Un decreto come quello che ci fu tanti anni fa per Reggio Calabria, ma non solo di natura finanziaria: vogliamo una vera e propria legge straordinaria anche in materia di pubblica sicurezza".La paura esaspera, la paura porta altra paura. C'è chi vuole una scuola di polizia a Locri per "formare" investigatori specializzati nelle 'ndrine di questa zona, c'è chi vuole magistrati solo di origine reggina "perché gli altri non ci capiscono niente" o "stanno un anno e non vedono l'ora di andarsene". Si sfoga Roberto Filippone, capogruppo della maggioranza al comune di Locri: "Su 40 delitti degli ultimi anni non ne hanno scoperto neanche uno. In città di milioni di abitanti riescono a risolvere gialli intricati con i Ris e con i Ros, qui non si scopre mai nulla".E' la Locride delle esenzioni da pena, dei pasticci investigativi, delle faide giudiziarie che stanno insabbiando un'antimafia già fin troppo barcollante.Bisogna vederli proprio da vicino i sindaci della Locride per capire come sarà difficile già da domani fare i sindaci. Dopo l'agguato a Francesco Fortugno, un bersaglio per intimorire tutti, un avvertimento collettivo. "Ognuno di noi è a rischio, mia moglie questa mattina prima che uscissi di casa mi ha detto per la prima volta: "Mario, per favore stai attento, i nostri figli": così mi ha detto", racconta Mario Pirillo, assessore regionale all'Agricoltura, mentre altri sindaci entrano nel parlamento di Reggio. Ci sono anche quelli dei paesi della Sila, dell'Aspromonte, quelli della piana di Gioia Tauro e quelli delle Serre. Sono tutti intorno ai loro colleghi della Locride. E anche loro sono tutti lì ad aspettare cosa accadrà domani o la prossima settimana o tra un mese. Arriva in aula la notizia che hanno "avvisato" in mattinata un consigliere regionale. "Farai la fine di Fortugno", gli hanno fatto sapere. Ma è "solo" un'altra minaccia. Una delle tante. D'ora in poi la Calabria dovrà fare i conti con ben altro di più insidioso. E non sarà certo qualche battuta poliziesca di caccia all'uomo o qualche latitante catturato a far riconquistare allo Stato quello che ha perduto, quei territori che così a lungo ha lasciato nelle mani di boss piccoli e grandi. In pochi mesi non potrà certo riprendersi ciò che ha abbandonato venti o trent'anni fa. E i sindaci della Locride lo sanno chi comanda veramente a casa loro.

lunedì, ottobre 17, 2005

L'unico ARTICOLO degno di NOTA!

Come sempre anche stamani avevo intenzione di fare una rassegna degli articoli sul caso dell'omicidio Fortugno ma non me la sono sentita di postare le solite parole di rito e di comiato, questo è l'unico articolo che reputo degno di nota!



Da La Repubblicadel 17/10/2005
Assassinio politico
di Giuseppe D'Avanzo


PER L'ASSASSINIO di Francesco Fortugno, che almeno si evitino lacrime di coccodrillo. Nessuno può dirsi innocente. Tutti sapevamo che presto, in Calabria, ci sarebbe scappato il morto "eccellente", come si dice. Chiunque da mesi poteva coglierne i presagi in una regione schiacciata dalla criminalità organizzata.
Paralizzata dal sottosviluppo, abbandonata - solitaria - al suo deprimente destino. Come se quella terra fosse già di nessuno, sconnessa dal Paese, dall'attenzione dello Stato e dell'opinione pubblica nazionale. E non un lembo di penisola, infestato come un letto pulcioso, dalla "prima mafia d'Italia".
La 'ndrangheta, che soltanto un luogo comune ormai bizzarro considera la cugina malmessa di Cosa Nostra, può vantare 112 cosche. Un affiliato ogni 345 abitanti, il 27 per cento della popolazione (in regioni per abitudine considerate al vertice dell'intensità criminale le cose "vanno meglio": in Campania il 27 per cento di Calabria diventa 12 e in Sicilia addirittura 10). Un tasso di omicidi 17 volte superiore a quello nazionale.
Un volume di affari neri che, secondo alcune analisi, supera i 35 mila milioni di euro, di cui 22.340 prodotti dal traffico di droga e il resto da appalti pubblici e da estorsioni che, secondo la Confesercenti, taglieggiano il 50 per cento dei commercianti e degli industriali (il 70 per cento a Reggio Calabria). Sono cifre che fanno oggi della 'ndrangheta "la più pericolosa e pervasiva mafia con una progressiva dimensione internazionale".
È un potere militare, economico e politico che non accetta di essere messo in discussione nemmeno negli aspetti più marginali. Lo testimonia il clima di intimidazione continuo che ogni istituzione o rappresentante delle istituzioni deve subire. Minacce. Attentati con bombe. Fucilate alle porte di casa. Incendi di auto e di abitazioni. Ne sono stati vittima, in tempi recenti (e l'elenco è incompleto) i sindaci di Reggio Calabria, San Giovanni, Seminara, Sinopoli, Melito Porto Salvo, Casignana, il vice sindaco di Palmi, i magistrati che affrontano i processi alle cosche (Cisterna, Di Palma, Gratteri, Mollace, Pedone)... Uno scenario che ha convinto, quattro mesi fa, il presidente della Confindustria calabrese, Filippo Callipo, ad appellarsi al capo dello Stato per invocare la presenza nella regione dell'esercito.
Su questo pozzo scuro si è affacciato, da maggio, il presidente della Regione Agazio Loiero, di cui Francesco Fortugno era - nella Locride - il fiduciario politico.
Nei primi cento giorni, Loiero fa alcune mosse "rivoluzionarie" per la moralizzazione della vita pubblica. Sostituisce settanta alti burocrati negli enti regionali. Lo spoil-system destabilizza gli equilibri. Cancella con un colpo di spugna la rappresentanza degli interessi opachi. Delibera di costituire la Regione "parte civile" in tutti i processi di mafia. Annuncia di voler trasferire, entro il giugno del 2006, importanti competenze dalla Regione alla Provincia riducendone i dipendenti da 4.800 a 1.800. In un'istituzione dove, negli ultimi 27 anni, non c'è stato mai un bilancio approvato nei termini di legge, prova a tenere in ordine i conti e le delibere.
La strategia ridisegna l'intero quadro di riferimento istituzionale. Chi aveva "l'amico dell'amico" seduto nella poltrona che conta, non lo trova più in quel posto. O, se ce lo trova, lo scopre senza competenze e privo di potere. L'intero reticolo affaristico-criminale entra in fibrillazione e diventa minaccioso. Le scosse del sisma scuotono la stessa maggioranza del presidente che l'ha avuta vinta sull'avversario del centrodestra con oltre il venti per cento in più.
Alla 'ndrangheta deve essere sembrato giunto il tempo di mettere mano alla pistola per arginare lo smottamento. Loiero riceve per posta proiettili inesplosi e usati, una sua foto con un buco in testa. Dice di non voler arrestare la sua "furia riformatrice".
Ecco, dunque, il clima e le ragioni che hanno preceduto e preparato, nel silenzio di tutti, la morte di Francesco Fortugno. Il suo assassinio non può che dirsi politico. "Una cosa brutta assai", dice un investigatore con una formula che, per chi lavora nel Mezzogiorno a questi affari, vuol dire "è terribile quel che è accaduto, ma sarà orrendo quel che accadrà".
Perché se uccidi in pieno giorno, dinanzi a uno storico palazzo di una cittadina e decine di testimoni, il vicepresidente del consiglio regionale sulla scena di un appuntamento politico, non vuoi soltanto spegnere la vita di Francesco Fortugno. Se ci fossero stati "interessi privati", lo avrebbero ammazzato "in privato" mentre tornava a casa. Lungo la strada per Reggio Calabria. Una mattina qualsiasi dinanzi all'ospedale dov'era primario.
Le cosche di Locri, Africo e Siderno hanno voluto offrire una pubblica rappresentazione della loro violenta determinazione affinché tutti capiscano, affinché la politica capisca. Messaggio forse superfluo per i riformatori calabresi. Non si sono mai fatto illusioni sul sentiero che hanno imboccato. Hanno compreso da mesi il significato delle minacce, gli interessi che proteggono, i pericoli che incombono. Chi non ha capito o non ha voluto capire, siamo noi.
Noi che pensiamo la Calabria come una terra perduta e il tentativo di Loiero un fenomeno trascurabile. Non abbiamo nessuna attenuante. Poco più di due mesi fa, Francesco Cossiga pubblicamente si chiedeva: "Il presidente del Consiglio, i ministri dell'Interno e di Giustizia, il capo della polizia, i comandanti dell'Arma dei carabinieri e della Guardia di Finanza hanno reale contezza della gravità dei reiterati avvertimenti di queste ore o, come temo, circoscrivono la pratica a normale routine? E sono in grado le forze politiche di assicurare a Loiero una costante mobilitazione della pubblica opinione, aiutando a tenere i riflettori ben accesi su questa grave emergenza? O vogliamo aspettare che ci scappino uno o più morti?".
Ora il morto c'è stato. Niente lacrime di coccodrillo. Fate qualcosa.

Molto toccante anche il messaggio del presidente Ciampi alla Vedova e ai Figli:
'Nel condannare con fermezza e con sdegno il vile attentato di cui il dottor Francesco Fortugno, e' stato vittima ieri, mi stringo intorno a lei, cara signora Maria Grazia, e ai suoi figli, e a nome di tutto il popolo italiano le esprimo i sentimenti di commossa e partecipe solidarieta'', scrive il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in un messaggio inviato alla vedova del consigliere regionale. 'Dinanzi a gesti cosi' spietati - aggiunge il capo dello Stato - occorre ribadire la necessita' di un impegno sempre piu' deciso da parte delle Istituzioni e dei cittadini, affinche' siano resi piu' saldi e condivisi i valori di legalita' e di democrazia su cui si fonda la nostra Costituzione repubblicana'

domenica, ottobre 16, 2005

Che Dio li punisca... ma lo stato???

Davanti all'ennesimo atto barbarico che distingue nuovamente la mia amata terra vorrei ricordare quello che poco meno di un mese fa ha detto il Vescovo Bregantini:


«Lira dei Signore è . su chi commette il male, su coloro che uccidono e commettono ingiustizie contro i piccoli e ipoveri delle terra. La mano del Signore non smetterà di inseguire e di raggiungere i malfattori. Troppe sono le lacrime che vengono versate, specie nelle nostre campagne, contro coloro che curano con passione la nostra terra. Dio non dimentica. Dio insegue e raggiunge, anche quando la giustizia umana non fosse in grado di farlo! Perché Dio é giustizia certa! Ma anche la nostra società faccia di tutto per inseguire e colpire i malfattori, con ogni mezzo tecnico e scientifico, per poter arrestare i colpevoli. Vanno perciò fatti investimenti adeguati, con intelligenti e sistematiche indagini, in modo da arrivare a fermare chi fa il male. Troppe lentezze e inadeguatezze si notano nelle indagini dopo i tanti omicidi nella Locride. Certo, anche la nostra gente si deve impegnare a fornire notizie e dettagli, che possono aiutare le forze dell'ordine nelle loro impegnative ricerche. Nulla vada trascurato. Anche favorendo questa partecipazione della gente, con strumenti opportuni e sicuri! Alle famiglie colpite, il nostro paterno invito e maturare un cammino di perdono, progressivo ed accompagnato, per non creare una catena di vendetta che tutti distrugge, per non entrare nell'orrido cammino della faida, che distrugge tutto e tutti. Occorre molta preghiera, tanta compagnia fraterna, molta presenza silenziosa con chi soffre da parte dei sacerdoti, delle suore e delle comunità cristiane, tanta fiducia nel cuore dell'uomo, tantissima catechesi sul Vangelo, guardando al Cristo, che solo, dalla sua croce, ci ha insegnato a perdonare. Infine, rivolgo, come Vescovo e padre, un messaggio a tutte le nostre comunità e ai nostri paesi, per non entrare nello scoraggiamento e nella rassegnazione: gli eventi così tristi e ripetuti preoccupano e offendono tutti noi; distruggono quell'humus positivo che si è creato, con tanta fatica, in questi anni, spesso proprio negli stessi luoghi del sangue, con iniziative di lavoro e di sviluppo che stanno faticosamente donando nuova linfa alla speranza. Per questo, chiedo di non recedere, di non tornare indietro, di resistere, di restare. Lo dico soprattutto agli imprenditori, specie agricoli e ai giovani. Studino con dignità e qualità, per poter essere all'altezza, con cuore nuovo e nobile, onde sfuggire alle lusinghe di un guadagno facile ma disonesto. E perciò sfuggente e pericoloso. Dio dall'alto del suo trono abbia pietà della nostra Locride. La benedica con il suo volto di pace e di misericordia. Faccia tornare il sorriso sul volto dei buoni e incuta il suo santo timore nel cuore cattivo dei malfattori e mafiosi. Con affetto di padre sempre vicino e voi tutti nera preghiera e nella solidarietà».

Non penso si debba aggiungere altro, ma io ancora me lo chiedo... E LO STATO?

mercoledì, ottobre 12, 2005

RASSEGNA 12 - 10 - 2005

Coca, le 'ndrine diventano produttrici
L'analisi - Il sostituto della Dna, Alberto Cisterna: i calabresi sono passati all'acquisto diretto dalla pianta
Il Perù sta sostituendo la Colombia. Napoli: pensarci, prima di parlare di liberalizzazione



Mafia e politica in Calabria: gli ispettori accusano la Procura
Fa tremare gli uffici giudiziari calabresi il terremoto «ispettivo» scatenato dal ministero della Giustizia.


’Ndrangheta sull’Oglio: i 25 bresciani coinvolti da oggi davanti al gip
Di tutto. Stupefacenti, armi, estorsioni, rapine. Ma anche caporalato e progettazione di rapimenti.


Cocaina monopolio della 'ndrangheta
Allarme dal magistrato della Procura nazionale antimafia Alberto Cisterna e di Angela Napoli


Orgoglio calabrese a New York
Reggio Calabria / Una delegazione del Consiglio regionale ha partecipato alla grande parata del "Columbus Day"


Foreste,un piano in tre mosse
Le linee guida della Regione:confermato l'impiego dei 10mila lavoratori
Afor,17 consorzi di bonifica e 25 Comunità montane si divideranno i compiti gestionali sul territorio



Porto delle Grazie: riunione operativa
Il sindaco di Roccella, chiama al un tavolo di concertazione, politici e militari


STAMPA
NELLE ROCCAFORTI CDL EMORRAGIA DI SEGGI (MARTINI FABIO) a pag.4


UNITA'
Int. a CATIZONE EVA "NON TAGLIERO' MAI I SERVIZI E LA CULTURA" (MARRA WANDA) a pag.2


CORRIERE DELLA SERA
IL SINDACO, IL FRATELLO, I TRADITORI TUTTI I VELENI DI REGGIO CALABRIA (STELLA GIAN ANTONIO) a pag.13

venerdì, ottobre 07, 2005

RASSEGNA 06/07 - 10 - 2005

REPUBBLICA.IT
La 'ndrangheta riciclò 8 milioni
con falsa vincita al Superenalotto
Affiliati di un clan di Gioiosa Jonica contattarono
il vincitore di un 5+1 e comprarono il suo tagliando



AprileOnLine.Info
Calabria, il clientelismo è ancora la regola
di Nuccio Iovene (senatore Ds)



CORRIERE DELLA SERA
CALABRIA, NO AI PORTABORSE (PER AVERNE DI PIU') (STELLA GIAN ANTONIO) a pag.1


REPUBBLICA
L'ISTAT: AL SUD POVERA UNA FAMIGLIA SU 4 (PASOLINI CATERINA) a pag.7


Regione Calabria
Naccari (Margherita) sull'azione amministrativa regionale


Colpo di mano sui "portaborse"
Reggio Calabria / Il presidente Bova li assegna ai gruppi consiliari ma la Cdl li rifiuta e pretende i soldi in cambio
Presentato un ricorso al Tar da Gentile, Sarra, Nucera e Racco



Portaborse,ci sarà chi paga
Dopo il ricorso al Tar vengono le reazioni. Giamborrino (Margherita) critica la Cdl
Gli assunti con la legge 25, comunque, si sentono tranquilli



Provincia - Pubblica Istruzione
Roccella, liceo scientifico "Mazzone": l'intervento del consigliere provinciale Zito (Sdi)


Territorio - Legge regionale sul turismo
Riunione dei 42 comuni della locride per discutere sulla nuova legge ancora in fase di elaborazione


Voci e commenti dei protagonisti dell'iniziativa anti devolution
Sintesi degli interventi del Presidente Loiero e di Mons. Agostino al contro devolution day


Territorio - Lutto a Gioiosa Jonica
Grande partecipazione per i funerali dell'imprenditore Marcello Fazzolari

mercoledì, ottobre 05, 2005

RASSEGNA 05 - 10 - 2005

Eurispes: al Sud aumento del 10,6% delle tasse locali
ROMA Con la prossima finanziaria le amministrazioni comunali del Mezzogiorno e del Centro saranno costrette ad aumentare le entrate tributarie rispettivamente dell'8,6% e del 6,5%.


«Dai rubinetti esce di tutto»
Sud / Reggio Calabria
REGGIO CALABRIA - In molte zone di Reggio Calabria l'acqua non manca, ma è di pessima qualità



Diga del Menta in Cantiere
Sud/Risorse idriche Calabria - Infrastruttura pensata negli anni 60 e ancora incompiuta
Investimento da 40 milioni di completamento di un'opera chiave per Reggio



Perso il 30% di acqua: quella che arriva è salata
Sud / Nel capoluogo reggino - Tre quarti degli impianti è fatiscente
REGGIO CALABRIA - A Reggio Calabria manca l'acqua. E quando c'è, è salata.



Aiuti Ue, produttori divisi
Sud/Olivicoltura Calabria - In gioco le modalità di erogazione di circa 210 milioni all'anno
Cia e Coldiretti per il disaccoppiamento totale; Confagricoltura (spaccata) chiede quello parziale



'Ndrangheta & pallone
Allarme lanciato dalla Diocesi di Palmi: bambini ed adolescenti a rischio mafia



Sale riunioni e laboratori usati come aule
e così allo Scientifico sono riprese le lezioni

Roccella. E' la soluzione adottata dalla dirigente Ferrigno dopo la manifestazione degli alunni

ROCCELLA JONICA - Mentre le istituzioni preposte erano alla ricerca della soluzione, Maria Carmela Ferrigno, dirigente scolastico del Liceo Scientifico di Roccella Jonica, "grazie allo spirito d'unità e di collaborazione, che ha contraddistinto tutti i membri della nostra scuola, ovvero alunni, genitori, personale docente e non docente," ­ ha sostenuto la stessa - la soluzione è venuta.
La dirigente ha, infatti, disposto la sostituzione di sale riunioni, laboratori e altro con aule per gli studenti che così possono proseguire in modo normale le loro lezioni senza sottoporsi a doppi turni e altri disagi per la carenza infrastrutturale del plesso. Ricordiamo che gli studenti avevano manifestato lungo la via principale di Roccella, scioperando vibratamente ma civilmente, contro l'inadeguatezza delle condizioni di vivibilità dell'edificio. La professoressa Ferrigno ha evidenziato "lo stato d'emergenza in cui si trova la scuola" e ha parlato di "sistemazione provvisoria nella speranza che entro fine ottobre si potrà efettuare il trasferimento nel nuovo edificio", come ha assicurato, del resto, l'assessore alla pubblica istruzione della Provincia, Michele Pochiero enll'incontro con la dirigente e gli alunni al liceo stesso.
Sulla questione specifica è intervenuto anche Antonio Zito (capogruppo dello Sdi in Provincia e fratello del sindaco di Roccella) che aveva scritto al presidente Fuda con una nota nella quale si legge: "con l'eliminazione dei doppi turni a seguito del precario e provvisorio adattamento di alcuni locali è ripresa al liceo scientifico di Roccella l'attività didattica il cui ottimale svolgimento è, comunque, subordinato al trasferimento presso l'edificio in costruzione.
Prendiamo atto dell'impegno della direzione dei lavori ­ ha proseguito ­ secondo la quale la nuova struttura sarà completata entro questo mese. Restano, in ogni caso alcuni problemi da risolvere. Nell'immediato quello degli arredamenti della scuola, senza i quali il trasferimento sarebbe impensabile. A seguire, la realizzazione del secondo lotto per dotare il liceo della palestra e dell'auditorium. E' necessario infine formalizzare l'istituzione del "Liceo musicale". Zito conclude rassicurando sull'impegno dell'amministrazione provinciale relativamente alle questioni da risolvere.




Vi ricordo inoltre che oggi a Cominciamo Bene Le Storie su Rai3 alle 12.45 circa andrà in onda una puntata molto interessante:

Pizzo addio? E' il titolo di questa puntata. La criminalità organizzata muove interessi economici impensabili: basti dire che il giro d’affari della ‘ndrangheta supera il prodotto interno lordo della Regione Calabria. In studio con Corrado Augias, Filippo Callipo, presidente di Confindustria Calabria, e due giovani palermitani, Vittorio Greco e Francesco Bertolino, membri dell’associazione Addiopizzo.

martedì, ottobre 04, 2005

RASSEGNA 04 - 10 - 2005

I consiglieri si ridurranno gli stipendi
Reggio Calabria / La proposta del presidente dell'Assemblea Giuseppe Bova sarà recepita in una legge


Prodi: «Con il pizzo niente sviluppo»
Il leader dell'Unione in città nell'ambito delle campagna per le primarie
«Una vista sconfortante le fabbriche dismesse. Meglio abbatterle»



«Una strategia per il Sud»
"Il porto di Gioia ha un ruolo importante per lo sviluppo"
Catanzaro / In Calabria, il tir giallo del leader dell'Unione, Romano Prodi, per il tour in vista delle primarie del 16 ottobre. Il Professore è stato a Crotone, Rende e Cosenza accompagnato da Loiero



Politica locale
L'intervento di Naccari (Margherita) sulla situazione politica all'interno delle istituzioni reggine


Politica provinciale
Dopo il "divorzio" del Presidente Fuda dalla Cdl i commenti politici e l'incognita del prossimo Consiglio


Roccella. Lo dice Costarella a proposito "dell'invasione" cinese
«La Regione non si preoccupa
della crisi del settore tessile»


ROCCELLA JONICA ­ ´«La crisi del tessile-abbigliamento determinata dalla invasione dei prodotti cinesi, con la conseguente grave difficoltà da parte delle piccole e medie imprese costrette a pesanti riduzioni del personale, può trovare una soluzione nell'articolo 1 comma 155, della legge 311/2004 (finanziaria 2005)»
E' quanto ha affermato, nel corso dell'incontro di ieri, presso la sede cittadina di FI, Maurizio Costarella, neo delegato azzurro del collegio camerale 13 della Locride. «Questa legge consente al Ministero del lavoro e delle politiche sociali di concedere, alcuni trattamenti straordinari nel caso di programmi finalizzati alla gestione proprio delle crisi occupazionali con particolare riferimento a settori produttivi e ad aree territoriali.
«Alcune regioni del nord hanno siglato un accordo col ministero, le parti sociali ed i comuni per concedere l'integrazione salariale straordinaria alle imprese artigiane ed industriali di particolari distretti sottoposti a forte crisi».
«Tale lungimiranza politica ha dato sollievo al settore ­ ha precisato il dirigente della Cdl ­ "destinando le risorse ai lavoratori delle aree di crisi. Su questo argomento dobbiamo registrare l'assoluta indifferenza della Regione Calabria che, non si occupa della grave crisi occupazionale che ha trovato nel tessile abbigliamento la punta dell'iceberg. g.c.