Quickribbon Occhio su Roccella: se manca il senso di giustizia...
_@_OcchiO su Roccella _@_ Scelti per Voi: Camilla che odiava la politica - Autore: Luigi Garlando - Casa editrice: Rizzoli. - (Camilla ha dodici anni e vive in un paese di provincia insieme al fratellino e alla mamma. Il papa, in passato braccio destro del Primo Ministro, non c'è più: si è suicidato in carcere sei anni prima, dopo essere stato accusato ingiustamente di corruzione. Da allora Camilla odia la politica e tutto ciò che ha a che fare con essa. Ma un giorno in paese arriva un barbone, che prima la aiuta a ribellarsi a un gruppo di bulli della sua scuola, e poi, piano piano, le insegna che cosa sia la politica, quella vera, quella a cui il suo papa aveva dedicato tutto se stesso. E grazie a quelle lunghe chiacchierate Camilla impara a far pace con la politica e con il mondo, quello dentro di sé e quello in cui vive.)

AdnKronos News

giovedì, aprile 06, 2006

se manca il senso di giustizia...

«Io credo che se oggi tutti noi non fossimo cristiani, saremmo veramente favorevoli alla pena di morte» ha detto il presidente della Camera Pierferdinando Casini. Alessandra Mussolini ha chiesto un referendum per introdurre la pena capitale. La curva Fiesole di Firenze prima della partita Fiorentina-Roma ha esposto questo uno striscione su cui era scritto così: «Ciao Tommy, nessuna pietà: per questi infami solo la pena di morte». Neanche ventiquattro ore dopo il ritrovamento del cadavere del bambino rapito un mese fa queste sono le reazioni più rabbiose. Un senso di vendetta che, se ci si pensa, è naturale se manca quello di giustizia. È facile puntare l’indice e invocare il boia ogni qual volta la sensibilità dell’opinione pubblica si impressiona per un fatto di cronaca particolarmente grave. Ma spesso è anche inutile. E contrario ai principio che, oltre a essere scritto nella Costituzione, è alla base del sistema di convivenza delle società europee e di tutti gli ordinamenti che, come il nostro, assumono la persona umana come valore-fine in sé: la pena deve tendere alla rieducazione e non può consistere in trattamenti contrari al senso di umanità. Gli uomini delegano allo Stato sovrano l’uso della forza e il compito di giudicare chi viola le regole, ma nel rispetto assoluto del diritto alla vita.
Allora non ci si può scandalizzare se negli Usa è ancora praticata l’iniezione letale o se in Afghanistan si rischia l’impiccagione per apostasia e poi permettersi di cavalcare lo choc creato da una vicenda come quella di Tommaso per piegare il sistema della giustizia all’istinto della vendetta. E non è solo una questione che riguarda i cristiani. Il perdono c’entra fino a un certo punto. È prima di tutto questione di umanità. Anche nei confronti del più indegno degli assassini.

p.c.

1 commento:

angela galasso ha detto...

articolo molto bello, che sottolinea le importanti cose dette nei giorni scorsi in diverse sedi a (s)proposito e forse sottovalutate (per lo meno da me), presi come siamo ad attendere quale altra sopresa (?) ci riserverà ancora questa campagna elettorale...
Grazie, credo tu abbia toccato le questioni centrali sull'argomento.